Venezia, again.

Venezia, 2015.

Venezia, ancora tu.

Sembra un quadro di Canaletto, ma non perché sia una foto eccessivamente bella (non ho questa presunzione), ma semplicemente mi sono accorta che la pessima qualità di una foto fatta con un cellulare del 2015 rende questa foto più somigliante a un suo quadro.

E quelle nuvole. Come fai a resistere a quella forma, quella delicatezza e al tempo stesso quella maestosità imponente, quasi spaventosa. Che non sai se aspettarti un temporale, o due gocce. O niente.

Venezia, quanto sei bella.
Quanto è bello ogni tuo angolo, ogni tuo odore; dal profumo di cibo che viene dalle finestre delle case con appesi i panni all’odore di muffa dei gradini.

Non ricordo bene quando ho scattato questa foto.
Però mi ricordo che la prima volta che andai a Venezia, da adolescente, mi fece una paura letale, quella cosa che bisogna muoversi sui vaporetti.
Un po’ perché avevo avuto episodi di mal di mare da piccola, un po’ perché avevo sempre paura di cadere mentre ci salivo, spinta dalla folle folla che si accalcava per prendere il posto migliore, vicino al finestrino.

Però cavolo, quanto era bello vedere le onde che si infrangevano sul bordo del vaporetto. Sentirne il rumore ipnotico, ascoltare le storie delle file dietro di me.
Le signore con la spesa.
I signori con il giornale che parlavano in dialetto veneziano.
I turisti eccitati per la prossima tappa che cercavano di capire com’era girata la città, prima che arrivasse Google Maps.

Conservo ancora tutto qui.

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