Statuine segnatempo e prezzi fluorescenti.

Riolo Terme (?), 2018

C’è chi nasce con la nostalgia nel cuore.
C’è chi, invece, non vede l’ora di addentare il futuro.

Io rientro nella prima categoria, senza dubbi. E so che, come me, sono tante le persone che vivono con quel piccolo peso nel cuore che ci fa ricordare i tempi passati con nostalgia.

[nostalgìa s. f. [comp. del gr. νόστος «ritorno» e –algia (v. algia)]. – Desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano: Etimologia: composto moderno formato dal medico alsaziano Johannes Hofer nel 1688 con elementi greci, nóstos ‘ritorno’ e -algia, da álgos ‘dolore’].

La nostalgia mi attanaglia spesso ma, in particolar modo, quando visito alcune piccole località rimaste cristallizzate nel passato; sapete, quei piccoli paesi in cui c’è ancora il bar in piazza con i signori anziani con la camicia azzurra a mezze maniche perfettamente inamidata che leggono il giornale o giocano a carte. Con i banconi di graniglia e le confezioni di caramelle vicino alla cassa e le buste di patatine impolverate attaccate ai ganci di ferro.
A volte i centrini ricamati posizionati sotto le zuccheriere. Spesso, i prezzi scritti su quei cartoncini fluorescenti attaccati tra una bottiglia di amaro e una di grappa, insieme alle cartoline esotiche ricevute dai clienti affezionati.

Quei luoghi meravigliosi in cui c’è ancora lo stesso salone da parrucchiera da quarant’anni, che immancabilmente si chiama Patrizia, Antonella o Rita, da cui esce e si sparge per tutta la strada un soave profumo di lacca e shampoo. Quei luoghi in cui c’è ancora il macellaio, il cui ingresso è un po’ come varcare le porte di Mordor, perché per entrare devi attraversare le tendine a fili di plastica che ti si infilano tra i capelli. O ancora il tabaccaio, che vende i Ritz e gli assorbenti sullo stesso scaffale impolverato, insieme ai gratta e vinci e improbabili regali tipo quei gufi di ceramica ricoperti di cristalli che cambiavano colore con gli agenti atmosferici (se non sapete di cosa sto parlando, siete sicuramente molto giovani).

Ecco: questi luoghi mi riempiono di un’infinita nostalgia. Una sensazione calda allo stomaco, di benessere, di casa. Mi riportano a quando, da piccola, mi affacciavo alla piccola finestra della casa dei miei nonni a Riolo Terme – vera culla della nostalgia romagnola, se non la conoscete – e osservavo le signore entrare nel panificio proprio accanto al nostro portone, per poi uscirne con le buste di carta colme di panini ancora caldi. E ricordo ancora le vetrine della merceria lì vicino, dove pigiami e camicie da notte erano appuntati alle pareti con spilli invisibili, come se galleggiassero sospesi nel vuoto.

E ancora: i gettoni fosforescenti delle giostre, le placche pubblicitarie dei gelati Algida con le etichette dei prezzi spiaccicate sopra, il profumo dei negozi di giocattoli, tra i vestiti delle Barbie e i camion di plastica da portare al mare per fare i castelli di sabbia sulla battigia.

Ogni singolo ricordo è una fitta di nostalgia che rincuora e al tempo stesso addolora, quando mi accorgo che questi luoghi, lentamente, stanno scomparendo dal nostro Paese.

Ora chiedo a voi di condividere con me – e con tutti noi che ci ritroviamo qui in questo blog di tanto in tanto -, i vostri ricordi di un’epoca passata che profuma di nostalgia.

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Commenti

Una risposta a “Statuine segnatempo e prezzi fluorescenti.”

  1. Nell’inverno del 1999 mi regalarono un walkman, con autoreverse, bellissimo. Ce l’ho ancora e con lui alcune cassette. Nel luglio del 2000, proprio quel walkman fu la mia compagnia durante il coma. Gli amici mi lasciarono dei messaggi su un’audiocassetta… e niente potrà emulare simili “vibrazioni emotive” nel resto della mia esistenza. Potendolo raccontare. 🎼

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