
Quanti ricordi custodite nella vostra memoria?
A me sembra di esserne piena, colma, tanto che a volte mi ci immergo.
Se mi vedete ferma con lo sguardo nel vuoto è probabile che io stia ricordando qualcosa di molto lontano, addirittura di quando avevo quattro o cinque anni.
Mi ricordo benissimo tanti frammenti di vita vissuta, rimasti impressi – per non so bene neanche io quale motivo – nella mia mente.
Ho tanti ricordi abruzzesi ovviamente, perché sono nata da due famiglie che sono un impasto di Piemonte e Romagna, miscelato in Abruzzo.
Ad esempio mi ricordo con precisione chirurgica il freddo pungente che mi avvolgeva quando andavo con i miei al cimitero di Pretoro, un microscopico borgo medievale nel cuore del Parco Nazionale della Maiella. “Arroccato a circa 560 metri sul livello del mare, si distingue per la sua posizione panoramica e l’architettura che sembra fondersi con la roccia su cui è costruito”, troverete su Internet.
Ma la verità è che solo uno dei tanti piccoli borghi che in Italia stanno lentamente svuotandosi perché noi giovani “dobbiamo” lavorare in luoghi e con modalità che non sono (e non possono essere) più quelle di una volta. Qualcuno ha deciso che il progresso – in certi luoghi d’Italia – necessita lo strappo dalla cultura che ci ha reso ciò che siamo, dimenticandoci cosa sono i fiadoni in virtù del pollo fritto di KFC.
Tornando a noi: mi ricordo molto bene le mattine al mare a Montesilvano e la fame atavica (che, a questo punto, mi contraddistingue da sempre) che mi faceva camminare totalmente priva di energia dopo una mattina ammollo nell’acqua, per quei cinquecento metri dalla spiaggia alla casa della nonna.
Ora che ci penso, in quel momento, non avevo un pensiero al mondo: ero felice in un modo piuttosto semplice, godendomi le soddisfazioni del presente senza interrogami su cosa sarebbe successo più tardi nella giornata. Lo stare nell’acqua cristallina nelle fresche mattine abruzzesi, la pasta con tantissimo pomodoro della nonna, il pisolino subito dopo pranzo.
L’Abruzzo per me era anche la cameretta di mia cugina, piccola e piena di oggetti, che mi sembrava la finestra perfetta su un mondo diverso dal mio; da casa sua mi piaceva anche curiosare sui balconi dei palazzi accanto, perché sono cresciuta in una villetta al piano terra e di cose da guardare ce n’erano molte poche.
Le vite degli altri: mi sono sempre piaciute. Anche dal balcone, potete capire tante cose di un nucleo familiare. Ci avete mai pensato? Se è spoglio o pieno di oggetti: dal tipo di stendino ai fiori che ci possono essere, dalle sedie agli infissi.
Ogni dettaglio può raccontarvi qualcosa di chi abita quella casa.
Ma, di questo, ne parliamo nel prossimo articolo.
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