
È indubbio: nell’ultimo periodo ho scritto poco.
Ho pensato di non avere più niente da dire.
Più niente di sensato per nessuno di voi, anime pie che mi leggete.
Ma, in realtà, ho anche pensato che non avessi più voglia di mettere nel mondo le mie parole, ché tanto il mondo non sarebbe cambiato di una virgola.
Mi è dispiaciuto pensarlo, perché credo che la scrittura non debba essere ogni giorno e ogni minuto performante e con un obiettivo preciso; può essere anche un meraviglioso esercizio di stile. Può essere il modo in cui riusciamo a esprimere le nostre sensazioni. Può essere un tramite, può aprire mondi diversi da quello che vediamo quando apriamo gli occhi la mattina.
Può essere un modo per entrare in connessione con qualcuno, può essere il nostro lascito alle generazioni che verranno e avranno voglia di capire chi eravamo e come ci sentivamo in questi anni un po’ bui.
Ma io chi sarei senza scrittura?
Disegno e impiastriccio le mie mani da quando avevo tre anni: acquerelli, tempere, matite, pennarelli. Le mie mani erano sempre piene di segni di colore. Ogni giorno disegnavo per ore prima e dopo cena, finché i miei occhi non si sentivano cadere sul foglio. Ne sentivo il bisogno fisico, non riuscivo a farne a meno neanche un giorno solo.
Quando non disegnavo, scrivevo sul mio diario. Ne avevo uno con un piccolo lucchetto, mi piaceva moltissimo perché aveva la copertina soffice.
Scrivevo interi quaderni di storie, avventure, elucubrazioni sulla mia adolescenza e i miei desideri – in modo piuttosto analitico per essere una tredicenne. Ho sempre esagerato coi pensieri, lo so.
Avevo un brutto callo nel dito medio della mano destra, quella con cui tenevo la penna. Odiavo che la mia mano sembrasse un po’ storta, ma ero anche piuttosto orgogliosa di quel callo.
E dopo i diari e i quaderni, è arrivato Word e la tastiera del pc su cui le mie dita scivolano veloci, come se stessi suonando qualcosa al pianoforte (invidio tantissimo chi lo sa suonare per davvero). E potrei realmente faro per ore e ore, senza battere ciglio (fossi stata una signorina negli anni ’50 sarei stata una dattilografa).
Allora: mi rimetto un attimo in carreggiata e torno a scrivere, perché è ciò che mi fa stare bene. E, se per caso, le mie parole incontreranno anche voi, starò ancora meglio.
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