
Un mese fa parlavo di Venezia e dei miei ricordi di lei. Spesso imbevuti di una piacevole malinconia, tipica dei quattordici anni, probabilmente.
Ma ci sono dei momenti nella vita in cui qualcosa torna a galla, anche se l’abbiamo sommersa, o pensiamo di averlo fatto, tra mille altri pensieri.
È un periodo in cui sono tornata a rivivere alcune emozioni della mia adolescenza, riguardando tutta la trilogia de Il Signore degli Anelli e I Cavalieri dello Zodiaco, ad esempio: riascoltando gli Incubus e i Limp Bizkit in macchina. Risfogliando qualche manga impolverato nella libreria che è rimasta a casa dei miei. Mi sento di nuovo così: desiderosa di immergermi in storie fantastiche o mondi lontanissimi dal nostro. Di guardare fuori dalla finestra e sognare.
Tutto torna, prima o poi.
A quattordici anni mi incantavo a guardare fuori dalla finestra dell’aula di italiano, quella che dava sul retro di una splendida basilica di Ravenna e su un affollato parcheggio del centro cittadino: mi pareva di poter immaginare un intero universo, anche solo attraverso quello stralcio di macchine, cielo e qualche passante.
Non pensavo che da adulta sarei stata chiusa in una stanza a sognare proprio come in quel momento ma, devo prenderne atto: è rimasto quasi tutto uguale, comprese le mie sensazioni.
Ho imparato a essere felice nel luogo in cui mi trovo, a non voler essere sempre altrove ma, talvolta, quando sono in ufficio, mi viene naturale pensare a quello che c’è là fuori. Dalla vita che vibra tra le strade delle metropoli al silenzio della natura più incontaminata, a centinaia di chilometri da me.
Per me è come un gioco: prendo un ricordo del passato e inizio a costruire nuove memorie. A plasmare i ricordi usandoli come plastilina, al servizio di nuove immagini. E non credo sia un caso che i miei sogni notturni siano fatti spesso di viaggi, stazioni dei treni e strade con grandi palazzi.
Eppure, da piccola avevo una paura matta di uscire dalla mia camera, dal mio nido, allontanarmi da quello che conoscevo meglio, ovvero la via di casa o la strada per andare a scuola. La famosa comfort zone, quella zona in cui non percepiamo rischi, in cui siamo privi di ansia perché ci troviamo totalmente a nostro agio, era l’unica che pensavo di poter sopportare.
Tutto torna a volte, ed è bello che sia così, rileggendo e rivivendo città che hanno fatto parte della nostra crescita, che hanno modellato il nostro sguardo sul mondo.
Quanto è cambiato rispetto a oggi? Quanto e come, riguardando certi film e riavvolgendo il nastro su alcune emozioni e avvenimenti, ci sentiamo diversi da quelli che eravamo?
Avete mai provato, oggi, a rileggere un libro che avevate letto da giovanissimi, o riascoltare un certo album su cui piangevate lacrime calde? Quale effetto vi ha suscitato? Quali emozioni sono tornate a galla?
Parliamone se vi va, sono curiosa.
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