Quattordici anni

Ravenna, 2017

Un mese fa parlavo di Venezia e dei miei ricordi di lei. Spesso imbevuti di una piacevole malinconia, tipica dei quattordici anni, probabilmente.

Ma ci sono dei momenti nella vita in cui qualcosa torna a galla, anche se l’abbiamo sommersa, o pensiamo di averlo fatto, tra mille altri pensieri.
È un periodo in cui sono tornata a rivivere alcune emozioni della mia adolescenza, riguardando tutta la trilogia de Il Signore degli Anelli e I Cavalieri dello Zodiaco, ad esempio: riascoltando gli Incubus e i Limp Bizkit in macchina. Risfogliando qualche manga impolverato nella libreria che è rimasta a casa dei miei. Mi sento di nuovo così: desiderosa di immergermi in storie fantastiche o mondi lontanissimi dal nostro. Di guardare fuori dalla finestra e sognare.

Tutto torna, prima o poi.
A quattordici anni mi incantavo a guardare fuori dalla finestra dell’aula di italiano, quella che dava sul retro di una splendida basilica di Ravenna e su un affollato parcheggio del centro cittadino: mi pareva di poter immaginare un intero universo, anche solo attraverso quello stralcio di macchine, cielo e qualche passante.
Non pensavo che da adulta sarei stata chiusa in una stanza a sognare proprio come in quel momento ma, devo prenderne atto: è rimasto quasi tutto uguale, comprese le mie sensazioni.
Ho imparato a essere felice nel luogo in cui mi trovo, a non voler essere sempre altrove ma, talvolta, quando sono in ufficio, mi viene naturale pensare a quello che c’è là fuori. Dalla vita che vibra tra le strade delle metropoli al silenzio della natura più incontaminata, a centinaia di chilometri da me.

Per me è come un gioco: prendo un ricordo del passato e inizio a costruire nuove memorie. A plasmare i ricordi usandoli come plastilina, al servizio di nuove immagini. E non credo sia un caso che i miei sogni notturni siano fatti spesso di viaggi, stazioni dei treni e strade con grandi palazzi.
Eppure, da piccola avevo una paura matta di uscire dalla mia camera, dal mio nido, allontanarmi da quello che conoscevo meglio, ovvero la via di casa o la strada per andare a scuola. La famosa comfort zone, quella zona in cui non percepiamo rischi, in cui siamo privi di ansia perché ci troviamo totalmente a nostro agio, era l’unica che pensavo di poter sopportare.

Tutto torna a volte, ed è bello che sia così, rileggendo e rivivendo città che hanno fatto parte della nostra crescita, che hanno modellato il nostro sguardo sul mondo.
Quanto è cambiato rispetto a oggi? Quanto e come, riguardando certi film e riavvolgendo il nastro su alcune emozioni e avvenimenti, ci sentiamo diversi da quelli che eravamo?
Avete mai provato, oggi, a rileggere un libro che avevate letto da giovanissimi, o riascoltare un certo album su cui piangevate lacrime calde? Quale effetto vi ha suscitato? Quali emozioni sono tornate a galla?
Parliamone se vi va, sono curiosa.

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Commenti

9 responses to “Quattordici anni”

  1. Hai toccato delle corde profonde, producendo eco che sono saliti dalla profondità o sono giunti dalla distanza. In particolare, in un crescendo emozionale, mi sono ritrovato con un ricordo tra tutti che ha sgomitato al punto da palesarsi al primo posto. Ascoltavo gli Aerosmith e non ero di certo una persona, diciamo forte che sono diventato oggi, e c’era una canzone all’epoca che tra tutte ho ascoltato fino a quasi fare un solco sul CD. Quella canzone mi risuonava dentro sembrava parlare di me o nella melodia di come mi sentissi era full Circle un piccolo capolavoro che è stato per lunghi anni la colonna sonora di momenti non esattamente felici ma in un certo qual modo nel suo ricordarmi vibrazioni cupe mi ha sempre ricondotto ad un sorriso sulle labbra. Nei ricordi nella musica nei profumi ci sono sempre ricordi che si instillano nel subconscio, spesso anche nel cuore e sono proprio quelli che non ci abbandoneranno mai. Grazie, perché con le tue parole in realtà oltre le tue sensazioni sono certo farei emergere quelle di tante altre persone, così come è stato per me.

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    1. Ma grazie a te Edoardo, la tua condivisione è molto preziosa e intima! E sì, i ricordi musicali (ma, ammetto anche quelli olfattivi) per me sono qualcosa di indelebile!

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  2. Si, ma purtroppo non riesco a gestire i ricordi come te, a me mettono solo tanta malinconia e altro ancora che spesso mi è difficile sopportare

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    1. Questo lo capisco benissimo, anzi. Ovviamente è più facile condividere ricordi piacevoli, ma vero è che condividere quelli spiacevoli a volte ci aiuta ad esorcizzarli! Dipende, certo, in che modo e con chi li condividi!

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      1. Non riesco a soffermarmi neanche su quelli piacevoli, mi mettono troppa malinconia…ok, hai ragione, sono un caso disperato

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        1. Ci sarebbe da capire il perché! Ci sarebbe da capire se la malinconia può comunque essere piacevole o no, tipo la “saudade”. In ogni caso: nessuno è un caso disperato! Siamo tutti diversi e molto sfaccettati!

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  3. Rileggere un libro dici? Io lo faccio a volte, ma non libri che ho letto chissà quando, anche libri recenti che ho voglia di rivedere. Ultimo in ordine di tempo è stato Ohio, un bellissimo romanzo, che ho letto e poi riletto nel giro di pochi mesi. ma ne valeva la pena e la seconda volta me lo sono gustato ancora di più. Il Signore degli Anelli l’ho letto due volte a distanza di anni e anche lì non me ne sono pentito. Invece non mi attraggono per niente tutte le mie letture adolescenziali (andavo pazzo per Herman Hesse, avevo praticamente tutte le sue opere). Pensare di rileggere La Montagna Incantata di Mann o L’uomo senza qualità di Musil mi fa venire i sudori freddi! Con la musica invece è esattamente il contrario: sono rimasto legatissimo ai gruppi che seguivo da ragazzo e ancora adesso costituiscono gran parte della colonna sonora delle mie giornate

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    1. Beh comunque è assolutamente normale: secondo me, siamo pronti a rileggere certi libri proprio quando siamo pronti. Altri non li rileggeremo mai, per mille motivi. Che poi si possono rileggere anche solo alcune pagine! Invece sì, per i gruppi musicali sono concorde con te. Chissà, forse la musica ha un che di più viscerale?

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      1. La musica accompagna le nostre emozioni, le nostre giornate e ci dà la possibilità di riviverle ogni volta

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