
Ho affrontato un trasloco, durante una delle estati più calde degli ultimi decenni.
E non lo augurerei neanche al mio peggior nemico.
Ma che cosa ho davvero imparato da questa esperienza?
Condivido con voi alcuni pensieri sparsi, non necessariamente sensati e connessi tra di loro.
- Accumuliamo oggetti dalla (s)oggettiva inutilità.
Una piccola rana di ceramica. Un portachiavi con un teschio di plastica. Un ramoscello di ulivo della Domenica delle Palme del 2022. Lo scontrino di una gelateria di Cesenatico del 2012. Un cd con le foto già salvate su hard disk. Un temperamatite a forma di raviolo. Oggetti che, nella vita di tutti i giorni, non ci servono veramente, non hanno un’utilità. E, attenzione, non sto parlando di artigianato, pezzi di design o poster che, comunque, hanno una valenza artistica. Parlo proprio di cianfrusaglie. Completamente inutili e fini a loro stesse. - Accumuliamo prodotti per la pulizia – del corpo e della casa – non necessari. Sul serio abbiamo bisogno di uno spray diverso per i vetri della doccia e per i vetri delle finestre? O di uno shampoo anti-forfora, uno rinforzante, uno per i giorni pari e uno per i giorni dispari?
So che è un discorso prettamente femminile poiché, prove alla mano, ho scoperto che nei drugstore vendono prodotti “5 in 1”, dedicati al mondo maschile [un limiti davvero estremo di modalità di utilizzo, considerando anche lo Svitol].
Con questo non giudico chi ha sette tipi diversi di mascara, poiché se lo facessi sarei assolutamente incoerente con il mio attuale stile di vita. Onestamente, però, quello che vorrei iniziare a fare è iniziare a comprare prodotti solo dopo averne finiti degli altri. Sembra una banalità per la maggior parte delle persone, ma così non è. - Conserviamo molti oggetti come fossero parte della nostra identità, parte delle nostre esperienze passate: vecchi biglietti del tram, cartoline, post-it, borse, magliette…Qualsiasi oggetto a cui attribuiamo un legame affettivo che va oltre il suo essere oggetto, diventa letteralmente impossibile da buttare. Ne diventiamo praticamente amici (e quasi dipendenti) e liberarsene ci dà l’impressione che perderemo un pezzo della nostra personalità e del nostro passato. Ma (forse) siamo molto più di uno scontrino sbiadito.
- Il livello di caldo estremo e umidità vissuti in questi mesi estivi (e che ha fortemente condizionato la mia capacità fisica nel fare scatoloni di oggetti e vestiti) dovrebbe portare seriamente l’intera umanità a occuparsi delle condizioni ambientali di questo nostro bistrattato pianeta. Sarebbe auspicabile, infatti, che i Comuni smettessero di concedere terreni su cui costruire obbrobri di cemento, impegnandosi, piuttosto, a piantare, custodire e curare alberi e aiuole. Il futuro è verde, non grigio. Diversamente, non ci sarà proprio nessun futuro per nessuno.
- Non sono gli oggetti a definire la nostra personalità. Non siamo ciò che possediamo. Possiamo usare le cose per esprimerci, senz’altro, per raccontare chi siamo e cosa vogliamo all’esterno, ma non dovremmo aver bisogno di loro per sapere chi siamo. Il problema nasce quando la società ci convince che dobbiamo possedere – per forza – determinati oggetti per essere determinate persone.
E chiudo raccontandovi un ultimo anneddoto: questo trasloco mi ha regalato una sensazione stupenda, una strana mescolanza di orgoglio e felicità. Ho deciso di donare e regalare parecchi oggetti e abiti e vederli utilizzati, o indossati, dalle persone che amo mi ha resa incredibilmente soddisfatta.
Vedere che ciò che non aveva più senso per me poteva invece trovare un nuovo stile, una nuova vita, con qualcun altro, mi è sembrata una magia.
E forse è proprio questo che mi ha insegnato il trasloco: che non dobbiamo necessariamente conservare una cosa per conservare ciò che quella cosa rappresenta per noi. Il ricordo non è nello scontrino. L’estate del 2012 non è in quella maglietta. La persona che eravamo non vive dentro una scatola in soffitta.
Le cose possono raccontare la nostra storia, certo.
Ma la nostra storia non appartiene alle cose. E forse siamo molto più di tutto quello che riusciamo a mettere dentro degli scatoloni. Siete d’accordo con me?
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