Pensieri liquidi

Ravenna (?), 2018

Fa troppo caldo per pensare.
Ho i neuroni squagliati.
Passo troppo tempo sui social.
Mi sovvengono molti pensieri sparsi.
Mettiamoli in ordine.
Scegliete quello a cui siete più affini.

  1. Siamo su Instagram e trovo piuttosto discutibile il nuovo font “Olivia”, inventato da una certa Olivia Rodrigo che, me ne scuserete, so a malapena chi sia e cosa canti. Sicuramente ho capito che non è una grafica, e questo è evidente dall’oggettiva illeggibilità del suddetto font.
  2. Le locandine degli eventi fatte con ChatGpt sono quasi sempre riconoscibili. E orribili. Tutte uguali, piene di testi inutili, gerarchie visive inesistenti, immagini stereotipate e un’estetica che sembra uscita dallo stesso stampo. Sono l’opposto di ciò che fa un grafico: progettare, scegliere cosa comunicare, cosa eliminare e come guidare lo sguardo. Perché sì, amici, posso capire il risparmio che si pone necessario per le piccole sagre di paese, ma credo che in ogni caso sia meglio Canva o il sempre caro Paint.
    E, ogni modo, se esistono i grafici, ci sono degli ottimi motivi.
  3. I profili su TikTok o Instagram in cui personaggi abbienti donano denaro/oggetti mi fanno venire i brividi. Al netto della bontà del gesto, c’è qualcosa che mi turba nel vedere tizio X che aiuta una persona bisognosa solo a favore di camera, magari insistendo sul dolore della persona in sofferenza con inquadrature ad hoc e musica strappalacrime.
    Dopo un’iniziale lacrimuccia di commozione, credo che il massimo dell’azione da parte del fruitore del video sia mettere like e commentare.
    Non so se qualcuno realmente corra fuori casa ad aiutare i bisognosi.
    Personalmente la percepisco come una strumentalizzazione della sofferenza altrui per costruire la propria immagine pubblica. Se pensate il contrario, aiutatemi a cambiare idea.
  4. Molti di noi vivono ancora in una realtà lavorativa in cui conta di più il tempo che la qualità del tempo. Siamo ancora in tempo per rendercene conto?
  5. Continuiamo a rendere ricchi molti (troppi) personaggi sui social il cui principale valore non è una competenza artistica, culturale o professionale, ma la capacità di catturare attenzione. Aprono pacchi regalo, mostrano oggetti, ristoranti, vacanze ricevute gratuitamente e trasformano la propria quotidianità in un contenuto. Il problema non è che questi personaggi esistono: è che il nostro tempo e la nostra attenzione premiano sempre più spesso la visibilità rispetto al merito.
  6. Continuo a chiedermi, alla veneranda età di trentasette anni, cosa impedisca agli esseri umani di essere gentili, educati e rispettosi degli altri esseri umani.
    Esempi vari: cellulari a tutto volume sui treni, gente che parcheggia “solo cinque minuti” nel posto dei disabili, che non mette la freccia quando gira, che non dice grazie/per favore, che butta le cartacce e le sigarette dal finestrino dell’auto, che lascia sporchi i parchi e le spiagge.
  7. Ho imparato a non aspettarmi dagli altri la reazione che avrei avuto io nella stessa situazione. Questo non vuol dire che accetto tutto: semplicemente, non mi incaponisco più nel voler razionalizzare una reazione solo perché diversa dalla mia.

Okay: nonostante l’aria condizionata, lo sforzo portato a termine dai miei neuroni è stato elevato. Per stasera, è tutto. Al prossimo zibaldone.

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Commenti

Una risposta a “Pensieri liquidi”

  1. Riguardo all’1 non so di cosa parli. Sul 2 sono contento che sia così: mi auguro che fra il frutto della fantasia umana e la rielaborazione quantistica che ne fa l’intelligenza artificiale, ci sia sempre una differenza, che magari non tutti riusciranno a cogliere, ma comunque che ci sia. Sul 3 non saprei, non ho tik tok. Sul 4 purtroppo ti do ragione: c’è un reflusso anche sullo smart working perché purtroppo la volontà di controllo è maggiore rispetto all’efficienza lavorativa. Sul 5 pure ti do ragione e il fatto di poter dire “not in my name” cambia poco la situazione, ma è lo specchio dei tempi dell’apparire rispetto all’essere. Sul 6 mi faccio le tue stesse domande ad un’età molto più veneranda della tua (ma a ben pensarci forse è più singolare che te le faccia tu ed anzi fossi stata anche più giovane sarebbe stato ancora più strano!). Sul 7 direi che è una scelta molto saggia, che evita di rimanerci male quando le cose non vanno come vorremmo, anche se è facile da applicare sulle persone di cui ci importa poco. Molto più complicato con quelle a cui teniamo. Detto ciò il caldo imperversa anche qui, non ho la voglia di rileggere quello che ho scritto, mi perdonerai qualche strafalcione!

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