
Spesso, su quel delizioso social pieno di bug e gente che fa balletti, leggo i post scritti da una persona che non conosco personalmente e di cui mi piacciono molto le parole che sceglie per emozionare.
Ogni volta che leggo quello che scrive provo una sorta di invidia ammirativa; non saprei bene come definire questa sensazione. Mi accade quando leggo qualcosa di molto bello che avrei voluto scrivere io. Mi accade quando leggo quei libri che ti lasciano con le farfalle nello stomaco.
Penso: anche io vorrei saper fare questa magia.
Non che scrivere e pubblicare libri crei entità soprannaturali: gli scrittori sono esseri umani come tutti noi, che però hanno un talento che sono in grado di coltivare e condividere con il resto del mondo. Per inciso: anche se uno scrittore è universalmente riconosciuto come “bravo”, non è detto che poi piaccia veramente a tutti cosa scrive e come lo scrive. Anzi.
Comunque, dicevo: io con le parole ci lavoro e ci passo insieme anche buona parte del tempo libero.
Questo non credo faccia di me una scrittrice. Non saprei.
Sicuramente fa di me una persona che aspira a condividere quello che mette nero su bianco ma che si sente sempre nella condizione di poter migliorare, leggendo tanto, osservando molto, esercitandosi ancor di più.
Quando leggo qualcosa di bello scritto da qualcuno un po’ soffro e sono felice al tempo stesso: osservo la bellezza, mi maledico per non aver trovato le stesse vibranti parole.
Non ho la presunzione di pensare che scrivo in modo eccelso: mi piace pensare che esista qualche essere umano che, leggendomi, dica: oh, questo potrei averlo pensato io.
Oppure che si senta sollevato dopo avermi letta.
Ecco, credo che questa sia la mia più grande ambizione.
Perché scrivere per se stessi è sicuramente utile e terapeutico, ma scrivere per lasciare qualcosa di bello nel mondo è davvero un dono impagabile.
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