
Lo scorso Natale mi è stato regalato uno di quegli album da colorare per adulti, non so se avete presente. Ci sono diversi disegni tra cui scegliere: mandala, gattini arrabbiati, fiori…Servono per rilassare adulti ansiosi che hanno smesso di tenere in mano un pastello, una matita o un pennarello. Personalmente non ho mai abbandonato questi strumenti, ma li trovo una piacevole invenzione per rieducarci a fare cose con le mani che non siano armeggiare sullo smartphone.
Stavo decidendo se colorare un gattino di fucsia e mi sono chiesta se avesse senso farlo di quel colore. Il moroso mi ha detto: ‘Certo, perché no. Sei tu che decidi’.
E allora mi è venuta in mente una mattina, in seconda elementare, in cui la maestra ci chiese di disegnare un paesaggio cittadino sui rispettivi quaderni. Stavo facendo tante casette colorate e decisi di farne una rossa. Forse pensavo alle case cantoniere?
Non ne ho idea, sta di fatto che la maestra ci tenne a rimbrottarmi a voce alta, facendomi notare che ‘non esistono case rosse’.
Io ero sinceramente convinta del contrario e provai ad aprire la bocca per ribattere ma niente, sono sempre stata fatta così. Faccio fatica a replicare a certe accuse, soprattutto quando vengo presa alla sprovvista (oggigiorno mi capita con la gente maleducata in auto).
Ecco, quel momento si impresse nella mia memoria come un piccolo ma significativo insegnamento su come il mondo degli adulti tende spesso a limitare la creatività dei bambini. Le case rosse esistono. In Toscana, ad Amsterdam, a Burano.
Eppure per lei era giusto dirmi che stavo sbagliando, che stavo immaginando qualcosa che non esisteva. E, anche non fossero esistite case rosse nel mondo, perché non potevano esistere nell’immaginazione di una bambina di sette anni?
Non dico che bisogna raccontare le bugie ai bambini, non dico che bisogna illuderli raccontandogli che ci sono gli unicorni e i gatti fucsia: dico solo che sarebbe stato carino sentirmi dire che forse esistono, forse non sono ovunque, ma comunque lo avrei scoperto viaggiando e crescendo.
Quante volte, nella vita, ci viene detto che qualcosa non è possibile solo perché non rientra negli schemi prestabiliti?
Quante idee vengono soffocate prima ancora di avere il tempo di farle crescere?
La casa rossa della mia infanzia mi ha insegnato che la creatività non ha confini, che il pensiero divergente è una ricchezza e che il mondo è pieno di possibilità che spesso non vediamo perché qualcuno, un tempo, ci ha detto che non esistono.
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