Dimenticata.

Ravenna, 2017

Vi svelo oggi una paura che mi ha accompagnata per tanto, tantissimo tempo.
Una paura che ha sempre trovato terreno fertile nel mio essere una adolescente timida e insicura, che non si accettava molto per com’era.

Capelli anonimi, vestiti anonimi, viso normale; non c’era proprio niente che, da fuori, vi potesse far intuire chi mi sentissi in realtà, ciò che sognavo, ciò che leggevo o che ascoltavo i Limp Bizkit al posto di Max Pezzali.
Desideravo ardentemente avere i capelli viola, farmi diversi tatuaggi, vestirmi in maniera sofisticata e stupefacente; eppure rimaneva tutto lì, sopito nella mia immaginazione fervida e speranzosa di diventare – un giorno – qualcuno di riconoscibile e originale.
In pratica ero divisa tra la voglia di distinguermi e una paura viscerale di farlo, perché ero convinta di non meritarlo, di non potermelo permettere.

Dopo molti anni, oggi la paura di essere dimenticata non mi appartiene più.
La paura di essere dimenticata da qualcuno che, dopo il mio saluto, rimane interdetto o imbarazzato perché non ha memoria del mio viso o di chi io sia, non mi appartiene più. Non è più il mio incubo di adolescente insicura e timorosa, che sognava di essere bella e appariscente come Gwen Stefani ma che, per paura di attirare l’attenzione, non si metteva neanche un filo di rossetto rosso il sabato sera e andava a ballare più coperta possibile.
Oggi sorrido e saluto tutte le facce di cui ho memoria (e che mi fa piacere salutare, of course), impavida e noncurante di cosa mi tornerà indietro.
Non dico che non ho più bisogno dell’approvazione sociale (non sono ancora arrivata a raggiungere il nirvana) ma, a dirla tutta, penso di essere in grado di sopravvivere senza nessun bisogno di chiederla.
Ho lavorato tanto sulla mia autostima, sull’accettazione di Isabella per com’è fatta Isabella, sul volermi bene a prescindere da tutto (e tutti).
Quindi se un domani vi doveste scordare di me, non vi preoccupate: le nostre vite si saranno comunque incrociate per un po’, e questo basta.

Volete condividere una vostra paura, più o meno risolta? Spazio libero per voi, qui sotto.

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Commenti

3 responses to “Dimenticata.”

  1. Le parole spesso si possono fare specchi in cui le sensazioni e le esperienze raccontate si fanno immagini in chi le legge. La mia fase acuta di non accettazione di alcune sfumature fisiche e caratteriali risale alla fascia 15 – 17 anni. Non che poi non sia ricomparsa, ma gli eventi di vita hanno fatto in maniera che la questione fosse decisamente meno intensa e poi si sa lasciamo disarmati alla vita e alla sua complessa interazione sociale. Non esiste un manuale perfetto su come affrontare il nostro nemico più grande, noi stessi il più delle volte. Ma un passo alla volta la personalità prevale sull’estetica, l’esperienza prevale sulla sensazione e l’animo può diventare la parte più muscolosa di un essere umano.

    Grazie come sempre per le tue riflessioni

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    1. Sono d’accordo con te su tutto. L’animo può diventare la parte più muscolosa: questa frase mi piace tantissimo. La sensazione è proprio quella che provo. Grazie a te, per una riflessione preziosa in più! 🙂

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      1. Sempre un piacere ☺️💪🏻

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