Elogio dell’imbranataggine.

Non ricordo proprio, 2017

Questo è un elogio dell’imbranataggine.

[Significato di imbranato: goffo, impacciato. Etimo incerto. Probabilmente dal veneto-friulano imbrenà, derivato di brena ‘briglia’, che secondo alcuni ha subito l’influenza di varianti meridionali di impregnata, cioè ‘incinta’. Si dice imbranato chi mostri una straordinaria goffaggine – determinata da incapacità, inesperienza o anche solo da imbarazzo e timidezza. Fonte: https://unaparolaalgiorno.it/]

Scoprire l’etimologia delle parole mi aiuta a comprendere che, spesso, nel colloquiare contemporaneo, certi termini assumono un significato un po’ diverso dall’originale.
Il fatto che l’etimologia di imbranato derivi da “briglia” risiede nel fatto che i muli troppo stretti dalle briglie rischiavano d’inciampare o di avanzare lentamente e a fatica. Ma questo si scopre solo spulciando nel web e, come sapete, è una cosa che adoro follemente.

Detto ciò: sono imbranata quando devo fare i pacchetti regalo e, ovviamente, questo è il momento dell’anno di massima frustrazione per quanto mi riguarda.
Ci sono cose che sanno fare solo le mamme, a quanto pare, e la mia, in questo, è bravissima. Mi ricordo perfettamente i pomeriggi di domeniche dal cielo lattiginoso in cui io e lei ci mettevamo sul tavolo del soggiorno con le forbici, lo scotch, la carta da pacchi e tantissimi nastri di colori diversi.
Era il momento in cui si preparavano i pacchetti di Natale e si mettevano sotto il camino, utilizzato negli anni solo come collocazione del magico presepe fatto di carta lucente blu con le stelle per il cielo e verde e marrone per le montagne.

Ammiravo sognante le sue mani agili che tagliavano la carta in modo impeccabile, attaccavano lo scotch con un gesto veloce di una mano sola e facevano riccioli di nastro a ogni pacco.
Negli anni ho provato a imparare quella disinvoltura ma no, non ci sono mai riuscita.
Quando mi metto a incartare qualcosa, nell’ordine: non sono in grado di prendere le misure esatte della carta e quindi la taglio tendenzialmente storta, mi ingarbuglio da sola per staccare un pezzo di nastro adesivo dal dispenser che mi vola da una parte all’altra del tavolo, nello spostare l’oggetto creo mille pieghe e avanzi di carta che non so dove nascondere. L’unica cosa che recentemente ho imparato a fare è proprio collocare il nastro e fare poi il ricciolo con le forbici: credo che sia uno dei gesti che più ricordo della mia infanzia.
La soddisfazione di quel boccolo è massima per me: il resto del pacco regalo è una schifezza ma ehi, quel ricciolo morbido che copre le mie disattenzioni è davvero l’unico tocco da maestro che mi riesce.
Ogni tanto, con mia madre, scherzo sul fatto che quando lei non ci sarà più non so se sarò in grado di sbrigarmela da sola con questa attività: ogni Natale le lascio almeno 5-6 oggetti con forme difficili da impacchettare, fingendo poi con gli amici grandi capacità manuali.

Spesso, la mia imbranataggine, è figlia di un senso di inadeguatezza cosmica che mi attraversa da sempre: non sono mai stata una bambina sicura delle proprie azioni. Forse giusto di qualche tema di italiano e qualche esercizio di grammatica (che io sia una scassapalline sulla grammatica è ormai risaputo).
Ero imbranata durante le ore di educazione fisica, quando non avrei puntato un centesimo sulle mie capacità di coordinamento (spoiler: non so fare la ruota). Ero imbranata in ogni momento in cui serviva precisione: tipo in quei videogiochi in cui il tuo personaggio moriva se non prendevi bene la mira. Ero imbranata nel chiudere i ravioli con la nonna o nel mettere l’impasto dei biscotti nei pirottini, altro esempio.

Sono invece molto brava in un’altra serie di cose ma, chissà perché, tendo sempre a darle per scontate, come fossero la base degli esseri umani.
E invece è importante ricordarsi che noi esseri mortali siamo talvolta imprecisi, imperfetti, approssimativi.
E non dobbiamo farcene un cruccio, anche se è complicato in una società assetata di perfezione ed efficienza in ogni ambito della vita, come: sapere quattro lingue, avere due master, fare figli e crescerli in modo esemplare, mantenere una casa pulita e arredata con gusto, andare a teatro, leggere libri, informarsi, fare la raccolta differenziata, essere bravi cittadini, saper fare i pacchetti regalo, essere diplomatici, essere ottimi amanti e affascinanti oratori, esperti di musica e cinefili incalliti, sopraffini chef e assaggiatori di vino.

Io ho fatto pace con il mio essere imperfetta. Mi sono data un unico scopo nella vita: essere serena e a posto con me stessa (e di conseguenza col mondo), qualsiasi tipo di pasticcio io combini.
E voi?

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Commenti

4 responses to “Elogio dell’imbranataggine.”

  1. Anche io ho fatto pace con le mia imbranataggini, anche se alcune mancanze continuano a pesarmi (l’orecchio musicale, le lingue straniere), ma ormai appunto non sono più rimpianti

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    1. Massì, farci pace è la cosa migliore 🙂 Grazie per essere passato di qua!

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  2. Divertente e pieno di autoironia questo post, mi piace.👏👏☺️

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    1. Ma grazie moltissime! 🙂

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