
Letti i miei post, e i miei articoli qui, potreste pensare che io sia davvero una persona estremamente positiva e ottimista.
Lo sono, ma a momenti alterni, avendo io ascendente Gemelli.
[Qui ho perso tutti quelli che si irritano a parlare di oroscopo: si sdrammatizza ragazzi, lo so benissimo che sono pazzerella per colpa del DNA e non per gli astri, via].
Comunque, dicevo. Ci sono giorni in cui vedo il bello anche nelle briciole del pane, altri giorni in cui potrei letteralmente aprire un varco per l’inferno anche solo alzando un sopracciglio.
E questo deriva dal fatto che ho un ingombrante senso di giustizia condito da una forte ingenuità, per cui ci sono alcune cose che mi mandano proprio ai matti.
Per il mio benessere fisico e mentale cerco di insabbiare tutto, di mettere sotto al tappeto. Altrimenti lo tsunami di forze negative che riesco a muovere con il mio esile corpicino è davvero fuori dal mio controllo e, di solito, mi ritorna come un boomerang fortissimo addosso, provocandomi tendenzialmente mal di testa, fame e un esaurimento fisico notevole.
Lo so che non posso risolvere i problemi dell’umanità; a trent’anni suonati me ne sono fatta una ragione. Ed è difficile raddrizzare perfino i miei.
L’unica cosa che vorrei imparare a fare, però, è lasciare andare, come ha recentemente sottolineato in un’intervista lo scrittore Alessandro Baricco (aprendo le coscienze di molte persone che, forse, non ci avevano mai riflettuto troppo su).
Lasciare andare che non significa che non me ne frega più niente di questo mondo; no, non ne avrei il coraggio.
Lasciare andare che significa non prendere più gli spilli per le punte.
Lasciare andare che significa trovare una pace universale convincendomi che, anche se dovessi trovarla, può essere solo mia e di riflesso alle persone che mi stanno attorno, non viceversa.
In ogni caso io continuo il cammino (anche se spesso mi sento più dentro il tunnel del Fréjus) e non mi abbatto.
A perdere speranza c’è sempre tempo.
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