The girl with the orange kitchen.

Ravenna, 2017

Così venni definita, qualche anno fa.
Il 2021 è stato un anno strano perché ho vissuto la mia casa molto intensamente.
Il lockdown della primavera 2020 era passato, ma vivevamo ancora di coprifuoco e zone dai colori diversi e restrizioni e un sacco di altre cose che forse ho voluto rimuovere.

Passavo quindi tantissimo tempo nel mio appartamento, sola con me stessa e le mie piante. Non mi mancava niente. Ma niente davvero. Ero piena di vino e cibo e voglia di cucinarlo, anche. C’erano i social e gli amici su whatsapp a farmi compagnia e un sacco di libri, molti.
Mi sembrava di essere tutt’uno con questa casina esposta a est e ne ero davvero felice perché era proprio quello che desideravo.
Cioè, in realtà a 15 anni desideravo essere la fidanzata di Brandon Boyd degli Incubus e vivere a Calabasas in una villa sull’Oceano, ma questa è un’altra storia.

Dicevo. La mia casa vede l’alba e la fotografo ogni giorno che posso, ovvero quando mi sveglio all’orario giusto, quando non ho fretta, quando non c’è la nebbia, quando non piove. È un’alba, niente di che, lo so: spesso è uguale e spesso le nuvole attorno al sole creano delle cornici inimmaginabili.
E la fotografo dalla finestra sopra il lavandino della cucina, che è il motivo per cui mi sono innamorata di questo appartamento, appena ci sono entrata.
La cucina sotto la finestra. Arancione.
Voi direte: bleah, non si è mai vista, ma che orrore, dio che kitsch.

Io non so come sia successo, ma l’ho amata da morire questa cucina arancione.
Nonostante i battiscopa rotti che si spostano da soli, nonostante le ante sbilenche e i cassetti a cui devi dare una forte manata affinché si chiudano (perché non è che non hanno l’ammortizzatore, non hanno neanche un sistema per farli scorrere velocemente, li devi proprio accompagnare).
Nonostante tutto: il forno è perfetto, i fornelli anche, la lavastoviglie mi ha abbandonata a un certo punto.
Però quando i miei amici sono entrati per la prima volta a vederla, erano tutti piuttosto stupiti. Chi positivamente, chi no, ma questa cucina non è mai passata inosservata.
Ecco cosa mi è sempre piaciuto di lei. Si è sempre fatta rispettare, nonostante il suo non essere oggettivamente bella.

Arriviamo al titolo di questo articolo: una frase che uscì dalla bocca di qualcuno – che si occupava di architettura e design – e trapelava snobismo ma al tempo stesso una strisciante tenerezza per questa cucina che porterebbe all’ospedale per le convulsioni qualsiasi interior designer dell’universo.

Ma io, la mia cucina arancione, l’ho amata molto perché mi ha accompagnata nei miei vari deliri culinari: nelle meringhe mollicce, nei primi gin tonic, nelle mille torte salate che sfornavo quando avevo voglia di cucinare, nei piattoni di pasta che mi faccio tutt’ora in dolce compagnia, nelle colazioni in piedi a guardare il sole che sorge.

Sto personificando un oggetto, ne sono conscia, ma tra qualche giorno non sarò più la ragazza con la cucina arancione e volevo solo ricordarmi che alla fine si è felici anche quando le cose non sono perfette, né all’ultima moda, né tecnologiche.

Alla prossima storia,
la vostra girl with the orange kitchen.

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Commenti

3 responses to “The girl with the orange kitchen.”

  1. Ciao Isabella! Mentre leggevo questo tuo carino articolo ho provato ad immaginare la tua cucina.

    Mi incuriosisce il colore arancione, ma non in sensi negativo, ma perché non ho mai visto questo colore abbinato ad una cucina.

    Ma anche per la finestra sopra la cucina e le prove delle varie pietanze!

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    1. Ciao Gianluca! In effetti è un colore che non si vedeva spesso e non si vede più perché ormai i colori così accesi sono spariti dalle cucine moderne… 🙂 Sono contenta se hai avuto modo di immaginarla!!

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      1. Vero, non è un colore che spesso si vede in una cucina. Immagino che con la finestra e con questa tonalità accesa ci sia abbastanza luce.
        Figurati! 🙂 mentre leggevo ho provato ad ipotizzare come potrebbe essere la tua cucina 🥣

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