
Quante paure conoscete?
Se vi chiedessi di dirmi una paura qualsiasi, forse, mi rispondereste: paura dei ragni, paura del buio, paura della morte, paura dell’abbandono.
E invece oggi vi parlo di un’altra paura, la paura di essere felici.
Ce l’avete presente?
È quel groppo in gola che viene quando state vivendo qualcosa di bellissimo, proprio quello che volevate, e all’improvviso avete paura che svanisca in un attimo.
Bisogna davvero impegnarsi per non cadere in questa paura, perché ti assale come un raffreddore: in un attimo ti prende la gola.
Si chiama cherofobia [l’unione di due parole greche: κάιρος (chàiros) che significa letteralmente “gioia”, “ciò che rallegra” + φόος (fòbos) che significa “paura”, “timore”, “fobia”] ed è il timore di essere felici.
Studiando un po’ online, leggo che: si manifesta più spesso in persone che fin da piccole, per educazione, moralità o traumi infantili, hanno imparato a controllare le proprie emozioni e a vivere “difendendosi” dalla felicità, poiché percepita come impossibile da raggiungere e soprattutto pericolosa; questa paura, infatti, è legata a un meccanismo di compensazione e al timore che qualcosa di brutto debba per forza accadere.
Ci avevate mai pensato, che anche una cosa così banalmente piacevole come la felicità può essere fonte di ansia e stress?
Ma la cosa che più odio delle paure stesse è che, spesso, sono difficili da ammettere.
Ce ne vergogniamo, quasi fossero un torto che facciamo a qualcun altro e non a noi stessi. Ce ne vergogniamo come se fossimo esseri umani da buttare, da compatire, che valgono di meno.
Ma se invece le dicessimo un po’ a voce alta, queste paure che ci fanno tremare le gambe?
Magari le guarderemmo in faccia e potremmo decidere (senza fretta, con i nostri tempi) di renderle meno dure, di fargli un sorriso e magari vedere se ci sorridono indietro, lasciandoci un po’ in pace.
Non vi sto dicendo di vincerle; non ho neanche io la forza di dirmelo, molto spesso. Penso solo che ammetterle possa essere già un buon passo per noi, per chi ci sta accanto e vorrebbe aiutarci fin dove può.
Chissà che un giorno la nostra paura non si squagli come un ghiacciolo al limone in uno di questi torridi pomeriggi di luglio.
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