
Ero al mio solito appuntamento dall’osteopata e – nella piccola stanza dedicata alla tecar (che conoscete se avete letto lo scorso articolo) – c’era un signore sui sessant’anni che parlava al telefono mentre faceva la sua terapia. A voce molto alta. Per una mezz’ora buona. Io ero in un’altra stanza, ma lo sentivo come se lo avessi avuto di fianco.
Immaginate i pazienti che stavano eseguendo la terapia accanto a lui per davvero.
Ho detto al mio osteopata: “Ma quello che sta dall’altra parte del telefono con lui, sarà ancora vivo? Si sarà dato alla macchia?”.
Perché, oggettivamente, il nostro amico parlante era un fiume in piena, senza pause, senza soste. Con un volume piuttosto invadente.
E allora ho pensato all’argomento di oggi, un argomento a cui tengo moltissimo: la buona educazione.
Ora, non sono certo un’esperta di bon ton, non ho scritto libri in merito, non ho frequentato corsi ad hoc sull’argomento. Sono solo stata cresciuta da due persone che ci tenevano a farmi stare in società con tutti i crismi necessari.
E, coi tempi che corrono, mi rendo conto che è stato un grande privilegio, poiché mi sembra che il mondo stia diventando piuttosto sciatto e sgarbato; un luogo in cui anche le più basilari regole di civiltà ed educazione stanno andando a farsi benedire.
Tra cui, appunto, la buona norma per cui si può rispondere al telefono all’interno di una sala d’attesa o di un ambulatorio, ma per pochi minuti e con un tono di voce basso o quantomeno che rispetti le persone presenti.
Onestamente, buonuomo, di sapere che le mancano tre anni alla pensione e che è sua ferma convinzione che la burocrazia stia rovinando il Paese, non ce ne frega un beneamato nulla.
Un’altra accortezza che sto vedendo sparire in maniera preoccupante è il saluto quando si entra in un ambiente chiuso con poche persone (uffici, sale d’aspetto, spogliatoi e simili); si saluta sempre, ricordando che chi entra saluta le persone già presenti e chi esce saluta le persone che rimangono.
Allo stesso modo se si incontra qualcuno sulle scale di casa o in ascensore, si saluta sempre (sì, anche i vicini di casa a cui buchereste le ruote della macchina).
Tra le altre varie cose che personalmente non gradisco e non credo siano molto educate: abbandonare le tavolate di amici e parenti per andare a fumare. Immaginatevi un gruppo in cui c’è solo una persona che non fuma e viene lasciata da sola, in imbarazzo, al tavolo. Non è molto carino, vero?
E poi. Mi piacerebbe che tornassimo a usare “per favore” e “grazie”.
Che smettessimo di guardare video a tutto volume sui treni o in qualsiasi altro luogo chiuso.
Che rispettassimo lo spazio degli altri in coda.
Che ci coprissimo la bocca quando tossiamo vicino ad altre persone. Che raccogliessimo qualcosa che cade, anche se non è nostro.
Qualche settimana fa, al supermercato, ho osservato una scena emblematica nel reparto dei biscotti e merendine: c’era un pacco di Kinder Brioss per terra e sono passati ben tre esseri umani di diverse età e NESSUNO si è sentito in dovere di raccoglierlo e rimetterlo sullo scaffale. Ho pensato: ok, questa è la fine dell’umanità.
Un pianeta in cui la gente non si cura degli altri, degli oggetti altrui o della collettività, di ciò che è giusto per stare in comunità in modo etico e civile, di ciò che provano gli altri, di ciò che è corretto a livello di coscienza, è un pianeta che può benissimo terminare domani.
E ancora.
Detesto quando ai convegni o nelle riunioni la gente parlotta mentre il relatore sta parlando: va bene un commento, due, ma di più si esagera e diventa maleducato e fastidioso per chi sta cercando di parlare a un pubblico.
Altra cosa: parcheggiare l’auto nel posto dedicato ai disabili, anche solo per cinque minuti, anche con le quattro frecce. Se fossi un disabile non avrei nessuna pietà per questi esseri, non solo maleducati e irrispettosi, ma che violano anche norme precise.
L’educazione non limita la libertà, ma la rende condivisibile.
Serve a vivere in civiltà nel migliore dei modi, rispettando gli altri esseri umani: questo non significa che ci devono stare tutti simpatici, anzi. Ma la buona educazione aiuta a stare negli spazi, a convivere. A mettere anche dei confini, a rapportarsi in modo equilibrato agli altri.
Serve a stare al mondo, perché alla fine non si tratta di grandi gesti o di regole complicate. A volte basta poco: salutare, abbassare la voce, accorgersi degli altri.
E chissà che il mondo non ritorni a essere un posto più piacevole.
Se vuoi leggere subito un articolo appena lo pubblico, scrivi la tua mail qui:
[Non ti arriverà nient’altro che una mail con l’anteprima del nuovo post]

Lascia un commento