
C’è una cosa che sto imparando, invecchiando: a non avere paura di sbagliare.
E, se devo proprio, voglio sbagliare con la mia testa.
Ve la ricordate quella sensazione di frustrazione quando scoprivate che la risposta che avevate copiato dal compagno di banco durante la verifica era sbagliata?
Della serie: potevo farcela anche da solo, a ‘sto punto.
Ecco, io me la ricordo benissimo: quando non ci fidiamo del nostro intuito, quando preferiamo (anche per pigrizia) non attivare i neuroni e lasciarci trascinare da qualcun altro. Attenzione: non sto dicendo che non dobbiamo fidarci degli altri o ascoltare i consigli, ma semplicemente non aver paura di pensare con la nostra testa.
La verità è che questa società ha bisogno di persone che non sbagliano mai, perché il fallimento è segno di debolezza.
O, al contrario, la esalta fin troppo, questa debolezza, non punendo chi davvero commette un errore che mette a repentaglio la vita altrui.
[in medio stat virtus (lat. «la virtù sta nel mezzo»). – Sentenza della scolastica medievale che deriva da alcune frasi dell’Etica Nicomachea di Aristotele, esprimenti l’ideale greco della misura, della moderazione, dell’equilibrio: la virtù è nel mezzo, tra due estremi che sono ugualmente da evitare. È talvolta ripetuta per affermare la necessità o la convenienza della moderazione, dell’equilibrio, o come invito a evitare gli eccessi. Fonte: treccani.it].
Se sbaglio voglio che qualcuno mi corregga; se sbaglio voglio che qualcuno mi spieghi come si fa, se sbaglio me ne assumo le conseguenze.
Quante volte la paura di sbagliare ci frena dall’agire nella direzione di ciò che vorremmo? La paura di perdere ciò che conoscevamo per qualcosa di nuovo o la paura di metterci alla prova con un’attività che non avevamo mai fatto prima.
Nessuno sa come andranno le cose: lecito è provarci, nei limiti del possibile.
Lecito è non fasciarsi la testa prima di essersela rotta.
Lecito è leccarsi le ferite se si toppa miseramente.
Ogni volta che rovescio qualcosa per terra, ogni volta che rompo un piatto, macchio indelebilmente qualcosa, dico una cosa sbagliata, faccio un errore di valutazione su oggetti e persone, ogni volta: penso di voler tornare indietro nel tempo per evitare l’errore. Odio sbagliare, lo odio con tutte le mie forze, ma sto prendendo atto che a volte succede, capita, è la vita. Se posso, ci riprovo. Se non posso più riprovarci, imparerò la lezione per il futuro.
Voi come li vivete gli errori? Vi angosciano o avete imparato ad affrontarli?
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